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QueloLab di Tortora, un presidio di resistenza

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Il QueloLab continua a macinare consensi. L’interesse del fotoreporter Oreste Montebello per un ampio progetto di unione con altri centri calabresi.

CULTURA – Nato nel dicembre 2017 nel cuore della periferia tortorese, ma già in pochi mesi, grazie al supporto ricevuto e ai riconoscimenti conseguiti, farà parte di un discorso molto più ampio, che vuole mettere insieme altri collettivi calabresi.
Il QueloLab sta diventando pian piano una realtà importante del territorio, durante le manifestazioni tenutesi nel fine settimana appena trascorso, abbiamo fatto due chiacchiere con Oreste Montebello, ex fotoreporter per Il Corriere della Sera, La Repubblica e Ansa e, oggi, a caccia di notizie molto più interessanti, ossia, la scoperta dei tanti “presidi di resistenza e resilienza” presenti in Calabria.
Da questo punto di vista, la nostra regione non è arida, anzi, sono moltissimi i presidi come QueloLab che aggregano, valorizzano e danno risposte importanti al territorio.
Sono realtà che sfidano l’apatia e il facile pessimismo; sono isole felici dove l’arte e la libertà di espressione vengono messe al primo posto; sono costituite da persone che decidono di autofinanziarsi per rimanere lontano dalle briglie del potere. L’unico problema è che molte volte queste “realtà” non si conoscono tra loro, pertanto, ogni presidio è isolato in se stesso. Compito del progetto: creare una rete nella quale il QueloLab entrerà a far parte.
“Non è importante riscuotere successo – ha detto Montebello – ma che si dia spazio a solide controtendenze del pensiero”.
Intanto, domenica 11 febbraio, il collettivo ospiterà il progetto Lidenbrock, del sassofonista-compositore Alberto La Neve e della cantante Fabiana Dota. Il concerto inizierà alle 19e30. Un esperimento, quello di far esibire i musicisti tra quadri, sculture, foto e serigrafie artigianali, che sta incontrando pareri favorevoli. L’ultimo concerto è stato quello del menestrello cetrarese Marcello Ciampa, che con le sue Note Sbagliate ha raccontato con ironia le storture del nostro comprensorio e di quella tradizione che si ripiega su se stessa, non lasciando esempi degni di nota, ma solo un cumulo di macerie e una mentalità che persevera nell’errore.

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