4:55 am - giovedì gennaio 18, 2018

QueloLab di Tortora, un Natale tra libri ed esposizioni

265 Viewed Martino Ciano 0 respond

Le esposizioni di Francesca Schettino e Manuela Marotta e la presentazione del libro di Massimo Lorito. Il QueloLab valorizza i talenti del territorio.

TORTORA – “All’insegna della valorizzazione dei nostri talenti”.
Questo uno degli obiettivi dei componenti del QueloLab, il laboratorio creativo inaugurato lo scorso dicembre a Tortora; obiettivo raggiunto se si guarda al programma andato in scena dal 25 al 29 dicembre.
Una kermesse inaugurata con i collage di Francesca Schettino, in cui la cultura contemporanea viene presa d’assalto con ironia, grazie a un gioco grottesco in cui si sovrappongono tabù e desiderio, guerra e spettacolarizzazione del dramma, sessualità e mercificazione dei corpi e delle emozioni. In questo insieme di ritagli di giornale, assemblati con dovizia di particolari, a suggerire alla mente la chiave di lettura è la televisione, mentore oscuro che ormai guida gusti e istinti, che impone mode dalle quali non ci si riesce a liberare. Di qui, la costruzione con piglio ironico e dissacratore di nuove immagini.
Di forte impatto anche le foto di Manuela Marotta, scattate in Tailandia, nel corso di un viaggio effettuato nel 2015. Anche qui lo scontro tra mondi balza subito agli occhi, ma in questo caso si amalgama alla perfezione ed è visibile proprio sul corpo e sui volti di questi inconsapevoli protagonisti. Come spiegatoci dalla Marotta, il suo viaggio non ha fatto di lei una turista, ma una ricercatrice. Ciò che colpisce di questa nazione è la coesistenza di trasgressione e spiritualità; entrambe si amalgamano alla perfezione, tant’è che è impossibile distinguere l’una dall’altra; entrambe si manifestano attraverso simboli o atteggiamenti che vengono mostrati liberamente in ogni luogo. Insomma, la Tailandia è una “Unità delle opposizioni”, tant’è che la Marotta ha scelto proprio questo titolo per la sua mostra.
Spazio anche ai libri, con la presentazione dell’esordio letterario di Massimo Lorito. Il suo “Con molta calma” ha chiuso la kermesse. Un romanzo di formazione, come quelli che si scrivevano un tempo, quando la ricercatezza dello stile veniva al primo posto e si lasciava più spazio alle emozioni, che non ai fatti. Questa la proposta di Lorito, che immagina un ragazzo carico di speranze nel mezzo di una metropoli dove è diventato difficile anche emozionarsi. Non un romanzo di denuncia sociale, ma un racconto in cui la ricerca della bellezza passa attraverso gesti semplici e, soprattutto, tramite la riscoperta di emozioni che si accordano con il proprio “essere” e non con ciò che il mondo suggerisce o, peggio ancora, impone.

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