4:51 am - giovedì gennaio 18, 2018

Gravidanza a rischio al San Carlo di Potenza, la sinergia dei reparti salva la vita a mamma e figlio

45 Viewed Giuseppe Miraglia 0 respond

La perfetta sinergia tra tre reparti del San Carlo, Ostetricia, Anestesia e Rianimazione e Stroke Unit, hanno permesso di risolvere nel migliore dei modi possibili un caso assai complicato. Una paziente di 38 anni, giunta al termine della gravidanza (40 esima settimana + 3 giorni) si è risvegliata presentando difficoltà di parola e un deficit di forza al lato destro del corpo. Grazie al tempestivo intervento del 118 èstata condotta in eliambulanza al San Carlo. In Pronto Soccorso, su indicazione del neurologo della Stroke Unit, era immediatamente effettuata una Risonanza Magnetica all’encefalo che documentava la presenza di un’ampia emorragia cerebrale all’emisfero sinistro con effetti di compressione del ventricolo laterale. L’Angio RMN escludeva la presenza di malformazioni vascolari e di circoli patologici. La paziente pertanto veniva presa in carico dal neurologo Antonio Matera e dalla ginecologa Chiara D’Altorio. Dopo aver escluso con la consulenza neurochirurgica l’indicazione all’intervento la decisione adottata è stata quella della messa in sicurezza del neonato. La paziente è stata sottoposta a parto cesareo urgente in anestesia generale con gli anestesisti Francesco Allegrini e Giuseppe Petrecca, effettuato dalla stessa dottoressa Chiara D’Altorio che ha coordinato l’equipe chirurgica. A seguito di colloquio con gli anestesisti seguiva il trasferimento in Rianimazione per l’assistenza postoperatoria che non è stata gravata da alcun tipo di complicanza chirurgica. Il giorno successivo veniva effettuata una TaC di controllo che non mostrava sostanziale variazione dell’emorragia cerebrale.
La paziente rimaneva stabile e quindi è stata trasferita in Stroke Unit presentando ancora un disturbo del linguaggio di tipo afasia motoria e deficit di forza a tutto il lato destro del corpo. La paziente durante la degenza è stata sottoposta a tutte le indagini diagnostiche di laboratorio e strumentali atte a chiarire la causa dell’ictus emorragico.
Il costante monitoraggio dei parametri vitali, il trattamento farmacologico, l’assistenza dedicata e la riabilitazione hanno prodotto un quasi completo recupero del deficit neurologico. La TC di controllo ha evidenziato normale evoluzione dell’emorragia e pertanto la paziente è stata dimessa dopo nove giorni di ricovero insieme al suo bambino in buone condizioni. Nel cambio di setting la paziente è stata costantemente seguita dal ginecologo e dal neurologo.
“Questo caso evidenzia – commenta il direttore sanitario Antonio Picerno – come non si sia trattato di un singolo intervento specifico (o una somma di interventi singoli), ma di una presa in carico più complessiva della paziente, quindi di un processo che si è svolto in modo continuo e unitario, anche se articolato in fasi e tempi diversi. L’assistenza alla paziente si è basata sul lavoro di tanti professionisti che hanno agito in modo qualificato nel processo assistenziale consapevoli che il loro operato andava integrato con quello degli altri attori. La responsabilità e la capacità di coordinamento degli interventi sono stati cruciali per la continuità e la qualità dell’assistenza e per il complessivo successo dell’attività terapeutica”.

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