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Ordigno al Metastasio di Scalea, una ferita alla volontà di sapere

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L’ordigno al liceo Pietro Metastasio, la solidarietà della dirigente del Tommaso Campanella, Maria Grazia Cianciulli e una nostra riflessione.

SCALEA – Forse un ordigno, forse un petardo; forse un atto vandalico, forse una bravata, forse un attentato con un messaggio intimidatorio. Ipotesi, null’altro che varianti sulle quali stanno indagando i Carabinieri della Compagnia di Scalea; resta il fatto che siamo davanti a un gesto grave, che ferisce gli studenti e il corpo docente del liceo Pietro Metastasio di Scalea.
I fatti sono avvenuti la settimana scorsa, nella notte tra giovedì e venerdì. I danni sono già stati riparati. Ad andare in frantumi solo una finestra. Ma i problemi sono altri, ossia, un certo silenzio che non è sinonimo di “omertà”, ma di “lasciar correre”. Infatti, il primo gesto è stato quello di “ridimensionare” subito il fatto, riducendolo ad atto vandalico. In poche parole, una bravata di qualche ragazzo che non avendo nulla da fare ha deciso di vestire i panni del dinamitardo.
Ne siamo convinti anche noi, o meglio lo speriamo con tutto il cuore. Certamente, quanto accaduto non può passare in sordina, ma deve dar luogo a un discorso serio, improntato sulla protezione dei presidi educativi. E non parliamo solo di videosorveglianza, ma anche di attività che apportino costantemente “conoscenza” e non solo “nozioni”. La conoscenza è l’unica strada che apre alla ricerca, a una sana volontà di sapere. Le mafie, la criminalità, il vandalismo, la dispersione scolastica, non si combattono con i teoremi. C’è bisogno di diffondere la febbre della curiosità.
Abbiamo seguito moltissimi eventi al liceo Pietro Metastasio, durante i quali i temi della legalità e della partecipazione attiva sono stati dominanti; adesso, però, non si può rimanere in silenzio e pensare che questa sia solo stata una “bravata”.
Bene ha fatto la dirigente scolastica dei licei Tommaso Campanella di Belvedere Marittimo, Maria Grazia Cianciulli, a lanciare un messaggio di solidarietà e di indignazione, scrivendo chiaramente che è: “tempo di reagire e fare fronte comune per arginare i soprusi all’indirizzo della scuola”.
Soprusi ai quali non si può rispondere con il ridimensionamento dei fatti, ma con profonde riflessioni, che hanno il dovere di dar vita a una sana volontà di sapere.

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