11:25 pm - domenica ottobre 22, 2017

Disoccupazione, Cetraro-Praia-Scalea tra le aree più depresse d’Italia

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La Calabria sprofonda nel baratro della disoccupazione. Le aree di Cetraro, Praia a Mare e Scalea sono tra le più povere d’Italia.

LAVORO – “L’area di Cetraro con il 28,8 percento registra fra i più alti tassi di disoccupazione nazionale, contro il più basso tasso in provincia di Bolzano del 2,4 percento e dietro solo a percentuali di disoccupazione come Bagheria, in provincia di Palermo, col 39,1 percento, e di Rosarno col 31,4 percento. A seguire, dopo Cetraro, Praia a Mare con il 27,4 percento e Scalea”.
Questi i dati emanati dalla Cgil Alto Tirreno cosentino. La classifica è su base nazionale. Inesistente il comparto industriale, crollato completamente quello edile. L’unico che resiste e che dà un po’ di respiro all’Alto Tirreno cosentino è il settore turistico. Insomma, quanto ribadito dal sindacato è un quadro che conosciamo bene e che non ci sorprende più di tanto.
Resta il rammarico per una situazione che ormai sembra essersi stabilizzata su livelli di povertà simili a quelli delle aree “più ricche” dell’Africa settentrionale. Scorrendo i dati inviatici dalla Cgil, comprendiamo che la disoccupazione sulla Riviera dei Cedri è solo la punta dell’iceberg di un problema chiamato Calabria. Anche quest’anno, la nostra regione è la prima in classifica.
“I dati Istat sull’occupazione – si legge nel comunicato stampa – condannano la Calabria all’ultimo posto su base nazionale. Nonostante la lieve crescita di occupati di 7.867 unità tra il 2015 ed il 2016, la Calabria registra, per il periodo 2007-2016, una perdita di 69.093 unità lavorative e, per il 2016, un tasso di disoccupazione giovanile pari al 58 percento”.
Il sindacato non manca di colorare questi dati con una punta di amara ironia.
“Gli unici shock conosciuti sono il caos turistico, gli incendi, i tratti di inquinamento marino, i tanti abusi nell’utilizzo del patrimonio pubblico e demaniale, i mille disservizi ai quali si fatica a dare risposta. Così il territorio è destinato al graduale depauperamento e non basta se singole amministrazioni si distinguono sulle altre. Serve una visione e una strategia di sviluppo di sistema in una cornice regionale che guarda ad ogni suo territorio con pari attenzione”.
A tutto ciò si aggiunge anche la piaga del lavoro nero, che crea un’economia di sopravvivenza. Se vogliamo essere schietti, dà forma a un’economia domestica, senza prospettiva di sviluppo e di miglioramento della qualità della vita.
“Non è più tempo di passerelle politiche, dove la parola lavoro è taciuta. Questo territorio – concludono dalla Cgil – non può essere la depandance ad vitam di sbandieratori di promesse o di chi non sa guardare ai veri bisogni dei cittadini”.

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