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Turismo in Riviera dei Cedri: usciamo dal nostro orticello

215 Viewed Manuela Passarella 0 respond

Calabria, pensare ad un modo diverso di fare turismo. Dal egocentrismo all’agire comprensoriale

Creare un brand per ogni singolo paese o ottimizzare risorse e servizi per creare un marchio comprensoriale Riviera dei Cedri?
Quali sono i turisti che si vogliono attrarre?
Davvero crediamo che fare turismo significhi ancora curarsi il proprio orticello sperando che si scelga una location piuttosto che quella immediatamente confinante?
Certo evidenziare i punti di forza di ogni paese può risultare appagante, ma non è la carta vincente. E’ l’insieme a fare la differenza.
Il turismo è altra cosa rispetto agli anni 70, ed è necessario rendersene conto.
Così come bisogna rendersi conto che il mercato di riferimento non è più soltanto la regione vicina (se ci va bene) o i possessori di seconde case del nord Italia o quelli che tornano a casa per le vacanze, ma è il mondo.
I turisti stranieri che scelgono queste zone per i loro viaggi non sono certamente abitudinari, e non cercano la villeggiatura.
Vogliono muoversi, conoscere cercano esperienze.
Prendiamo per esempio un turista russo o americano: prendiamo per un attimo come riferimento soltanto la loro concezione delle distanze e del viaggio in sé.
Chi è disposto a fare migliaia di chilometri può temere uno spostamento di decine o anche centinaia di chilometri per muoversi da paese a pese o anche da regione a regione?
E’ chiaro che servono i collegamenti pertanto ben venga la metro leggera della Riviera dei Cedri, ben venga un aumento dei fondi per i trasporti su gomma per collegare i comuni interni, ben vengano i cosiddetti “pacchetti”. Se ne parla da 10 anni ma in Riviera dei Cedri, a quanto pare ancora non siamo riusciti a crearne uno eppure le condizioni ci sono tutte.
Cosa serve allora per costruire un’industria del turismo accattivante e attrattiva.
Innanzitutto serve empatia, coinvolgimento emotivo verso chi vogliamo attrarre pensando ai bisogni dei potenziali turisti e a come soddisfarli.
Suona come un ritornello retorico il no al campanilismo anche se ala prima occasione scatta puntuale.
Basta guardare ai classici cartelloni estivi quando la maggior parte degli eventi, anche di una certa levatura vengono programmati nelle stesse date accavallando l’offerta dividendosi una torta che invece potrebbe essere meglio gestita.
Guardiamo ad esempio a Tortora, Praia a Mare, Aieta, San Nicola Arcella e Scalea.
Un territorio con numeri da grande città che però non riesce a presentarsi con la famosa offerta integrata che dovrebbe consentire di fare tanto in poco tempo visto che i giorni di vacanza media si sono ridotti.
Con la tecnologia poi è lo stesso turista che si costruisce il suo tour ma bisogna essere ben visibili on line e creare le connessioni che dal virtuale diventino poi reali.
C’avevamo provato coi Pisl, i progetti integrati di sviluppo locale però una volta soddisfatte le esigenze singole e spesi i finanziamenti ottenuti, non hanno portato a nulla, anzi si può dire che molti ancora devono scrivere la parola fine.
Ci sta provando il Consorzio Ecotur che sta impiegando tempo ed energie presenziando ad esempio la scorsa settimana al Rendez vous de l’industrie du tourisme di Parigi.
Le strutture associate al consorzio tra Praia e Grisolia, però, sono soltanto 8. Un po’ poche per fare rete.

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